Quest’anno è la quarta volta consecutiva che accompagniamo un gruppo nella terra del Sol Levante.

 

Una volta tornato in Italia dopo un viaggio in Giappone, e mi chiedono di cosa ho nostalgia, dico sempre che sento la nostalgia di quel popolo così ospitale e dalle usanze che ben si accostano alla mia indole.


Cosa mi manca principalmente del Giappone: 
 
dopo aver camminato per ore, è davvero piacevole entrare in un ristorante e lasciare le scarpe e la stanchezza all’esterno, per poi camminare sul tatami e riposare non solo lo spirito ma anche i piedi e le gambe.

Entrando in casa senza scarpe, tutto è più igienico e non si ha quello stress mentale che ti fa pensare che stai sporcando dappertutto!

 

Passeggiare all’interno di un tempio a piedi nudi, ammirando i dipinti, i giardini e muovendosi in quegli spazi dove tutto si ferma, lasciando posto alla meditazione, ti regala dei momenti di pace e di contatto con la natura e con te stesso.

Mi manca prendere un treno per una destinazione, sapere che parte di sicuro a tale ora e che arriva puntuale, se non prima; mi manca il confort dei sedili e il panorama visto dal finestrino.
Mi manca mostrare il mio japan rail pass e fare un inchino di risposta prima di passare. Mi manca il sapore della cucina autentica giapponese e il modo in cui la preparano. Mi manca l’okonomiyaki mangiato a Kyoto, nella zona del Fushimi Inari, cucinato al momento e di cui ho scelto gli ingredienti, aggiunti uno per uno dal simpatico e gentile cuoco; mi manca l’atmosfera accogliente dei piccoli ristoranti a conduzione familiare;

 

Mi manca sentire parlare in giapponese per strada, alla fermata dell’autobus dove due amiche conversano piacevolmente e, ridendo, si accostano la mano davanti alla bocca. Come da consuetudine.
Mi mancano gli “arigatou gozaimasu” e gli “ohayoo gozaimasu” del mattino al Ryokan quando, la proprietaria, vedendomi arrivare, mi augura il buongiorno;

Sembra strano, ma sento la mancanza anche dei torii, quei portali rossi che segnalano l’entrata a un santuario shintoista. I santuari giapponesi mi danno un senso immenso di tranquillità e spiritualità, ma forse è complice la cornice in cui si trovano, per esempio il Fushimi Inari, immerso in un luogo dove la natura è stata generosa e dove puoi stare per ore a camminare senza stancarti, senza guardare l’orologio ma stando lì, ad ammirare tutto quel che ti circonda, a sentire i versi degli uccelli, dei grilli, del ruscello…

Ecco questo è il Giappone…il mio Giappone 🇯🇵.

Massimiliano Cesarano